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Dopo l’enorme successo ottenuto con le stufe a pellet era anche da immaginare un ritorno di problemi legati alla combustione ed all’affidabilità di tali apparecchi. Va innanzitutto detto che in Italia non esiste ancora uno standard di qualità ben definito per la produzione del pellet, il fenomeno è nato in modo disomogeneo e senza controllo e tutto ciò ricade purtroppo sulle spalle del cliente che si trova a dover fare una scelta difficoltosa senza poter contare su marchi o simboli tipici di una qualche normativa del settore industriale specifico. Inoltre i produttori di tecnologie di combustibile si trovano attualmente molto spiazzati poiché devono lottare contro combustibili molto diversi fra loro (densità, purezza, contaminazione inorganica, ecc.) e tale differenza viene quindi da loro obbligatoriamente riflessa negli apparecchi. La distinzione più grossolana da poter fare nel settore è quella delle materie prime utilizzate nel processo di produzione. Il pellet è un combustibile nobile e pulito che prevede nel mondo l’utilizzo di sole biomasse vergini e non contaminate da processi industriali successivi; vale a dire tutti gli scarti di lavorazione di legnami ottenuti da processi solamente meccanici di taglio o sminuzzatura. Solo così si può avere l’assoluta certezza di un materiale pulito ed essente da colle, vernici o altre sostanze chimiche. Rimane ovvio che, nella stragrande maggioranza dei casi, l’utilizzo di legno vergine comporta una lavorazione della materia che arriva anche al 60% di umidità durante i periodi invernali. I produttori di pellet legati a scarti di industrie di lavorazioni di mobili ed affini, elaborano un prodotto sicuramente di più alto rischio di contaminazione ma riescono ad evitare il costosissimo processo di essiccazione e di macinatura. Possiamo poi essere ben sicuri di cosa voglia significare bruciare questi due prodotti in termini di pulizia della stufa, affidabilità ed emissioni, ma non è ancora purtroppo terminato qui il danno ecologico, l’utilizzo di materiali asciutti e polverulenti di processi industriali comporta un grave problema produttivo in fase di pressatura del pellet. Il legno naturale è una sostanza viva, composta da fibre di cellulosa e lignina. Proprio quest’ultima è l’elemento più importante della formazione del pellet poiché, sottoposto ad altissime pressioni e temperature, si scioglie per il tempo necessario a legare nuovamente le fibre passanti attraverso piccoli fori cilindrici che danno la classica forma al prodotto. A seconda al tipo delle piante e alla “freschezza” della biomasse si può arrivare anche ad un contenuto di 28-29% di lignina; il problema sorge quando si ha a che fare con materiali di scarto industriale che per loro natura non hanno più contenuti di quest’ultima ed offrono notevole resistenza all’estrusione sviluppando calore eccessivo, cali di produzione notevoli e perfino l’impossibilità. Anche qui è stato fatto un ulteriore passo contro l’ecologia di questa innovazione, poiché esistono produttori che facilitano lo scorrimento dei materiali attraverso additivi non naturali come quelli di natura plastica; il vantaggio è notevoli incrementi di produzione per via del minor calore ed attrito generato e quello di un prodotto sigillato e compatto. Se da un lato tutto ciò permette notevoli produzioni dall’altro il cliente non ha però un riscontro economico importante ed è difficile vedere notevoli diversità nei prezzi tra un prodotto sano, naturale ed uno di scarto. E’ certo che non è bello pensare che nella stanza di casa nostra sono conservati all’interno della nostra stufa tali materiali, accessibili hai bambini, animali domestici e comunque a noi stessi che magari passiamo proprio lì la maggior parte del tempo. Non osiamo poi pensare a quello che succederà, come già negli USA, con l’utilizzo del pellet come carbonella per cottura sul nostro barbecue domestico.
Vi dico tutto questo perché penso che non osservare tali regole (utilizzare sola segatura derivante dal taglio di tronchi scortecciati, quindi assolutamente fresca e pura), comporti un danneggiamento dell’intero settore dove operiamo, aiutateci quindi a tenere elevato il livello ecologico di questo nobile combustibile.
Fattori Gianluca
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